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Botticelli: la "Primavera" e "La nascita di Venere"

  Sandro Botticelli nacque nel 1445 a Firenze in via Nuova attuale via  del Porcellana, ultimo di quattro figli maschi e crebbe in una famiglia modesta, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli ed aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito.
Inizio ad apprezzare l'arte presso la bottega orafa di suo fratello,  ma il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò  negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo di Prato, assieme ad altri allievi.
Di questo periodo sono le raffigurazioni di numerose madonne che risentono dell'influenza artistica del maestro.
Nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico fu determinante  anche l' influenza ricevuta da Antonio del Pollaiuolo e Andrea del Verrocchio, del quale sembra frequentò la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto. L'influenza di questi maestri si evince  in un secondo gruppo di Madonne realizzate tra il 1468- 69:  la Madonna del Roseto , la Madonna in gloria di serafini,  la Madonna col Bambino e angeli 1468,  in cui i personaggi sono disposti prospetticamente davanti al limite frontale del dipinto, inteso come "finestra", mentre l'architettura sullo sfondo definisce la volumetria dello spazio ideale entro cui è inserita l'immagine.In seguito le opere del Botticelli maturarono in direzioni diverse risentendo dell'influenza neoplatonica, temi della bellezza e dell'amore divennero centrali nel sistema neoplatonico perché l'uomo spinto dall'amore poteva elevarsi dal regno inferiore della materia a quello superiore dello spirito. In questo modo la mitologia fu pienamente riabilitata e le venne assegnata la stessa dignità dei temi di soggetto sacro.
Tra le sue opere ricordiamo anche gli affreschi della Cappella Sistina  realizzati insieme a Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio, Pietro Perugino.
Un alternanza di opere religiose ed opere mitologiche si sussegue in tutto il percorso artistico del pittore dando vita a splendidi dipinti quali "La  nascita di Venere" e "La Primavera".

La nascita di Venere
 
La nascita di Venere rappresenta la venuta alla luce dell'Humanitas, intesa come allegoria dell'amore quale forza motrice della natura. La figura della Dea, rappresentata nella posa di Venus pudica, è la personificazione della Venere celeste, simbolo di purezza, semplicità e bellezza. Si tratta di uno dei concetti fondamentali dell'umanesimo neoplatonico, che ritorna sotto diversi aspetti anche in altri due dipinti del Botticelli realizzati all'incirca nello stesso periodo: la Pallade e il centauro e Venere e Marte.
La composizione è estremamente bilanciata e simmetrica, il dipinto è basato  linee elegantissime che creano giochi decorativi sinuosamente morbidi e aggraziati.  Il colore chiaro e nitido, derivato dalla particolare tecnica che imita l'affresco, riempie di luce le figure, facendone risaltare la purezza penetrante della bellezza. Ancora più che nella Primavera, la spazialità dello sfondo è piatta, bloccando le figure in una magica sospensione.



La Primavera 

La Primavera è un dipinto realizzato in tempera su tavola (203x314 cm)  databile al 1482 circa e conservato a Firenze nella Galleria degli Uffizi.
Si tratta di un vero capolavoro dell'artista Sandro Botticelli, nonché di una delle opere più famose di tutto il periodo del Rinascimento Italiano.
Il suo straordinario fascino che tuttora esercita sul pubblico è legato anche all'aura di mistero che circonda l'opera, il cui significato più profondo non è ancora stato completamente svelato
In un ombroso boschetto, che forma una sorta di esedra di aranci  pieni di frutti e arbusti incorniciati sullo sfondo da un cielo azzurrino, si trovano raffigurati nove personaggi, in una composizione bilanciata e  simmetrica attorno al perno centrale della donna col drappo rosso e verde sulla veste setosa.
Il suolo è composto da un prato intensamente verde scuro, disseminato da un'infinita varietà di specie vegetali, tra cui ricchissimo campionario di fiori, iris, papaveri, ranuncoli, fiordaliso, viole ed altre specie.
Il giardino raffigurato è il "Giardino delle Esperidi" (di Venere) nel quale Zefiro o Boreo ossia il vento vento di primavera,  piega gli alberi, rapisce per amore la ninfa Cloris fecondandola; da questo atto ella rinasce trasformata in Flora, la personificazione della stessa primavera rappresentata come una donna dallo splendido abito fiorito che sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo.
A questa trasformazione allude anche il filo di fiori che già inizia a uscire dalla bocca di Cloris durante il suo rapimento. Al centro del dipinto si trova Venere inquadrata da una cornice naturale di arbusti, che sorveglia e dirige gli eventi,  sopra di lei vola il figlio Cupido mentre a sinistra si trovano le sue tre tradizionali compagne vestite di veli leggerissimi, le tre Grazie  occupate in un'armoniosa danza. 

La nascita di Venere



                                                               
La Primavera
                                

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