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martedì 22 aprile 2014

L'abbraccio che contiene: Chiara si libera dall'autismo

 Le conquiste di Chiara. paragrafo precedente...>>>

Chiara ha ormai tre anni e mezzo, i suoi genitori Francesca ed Elio sono ormai  consapevoli che la loro bella bambina bionda non è come tutti gli altri bambini,  le è stato diagnosticato un ritardo cognitivo considerato"grave", l'entità di questo grave è poi da vedersi nel tempo, in quanto la crescita e lo sviluppo psico-emotivo e motorio di Chiara subiranno dei progressi  insperati.
 La bimba inizia insieme ai suoi genitori un duro lavoro di recupero rivolgendosi a strutture pubbliche e private, cambiando di scuola in scuola cercando strutture adeguate.
Trascorre i primi due anni d'asilo nella struttura privata dove si trova anche il suo fratellino maggiore, la classe, visto la carenza delle strutture statali di buona qualità nel quartiere, è sovraffollata, il secondo anno di asilo, Chiara si troverà a condividere  l'aula e l'insegnante con ben 40 compagni...
Il primo anno di asilo la bambina vive in una situazione di forte iper-protezione da parte dell'insegnante, la quale non ritiene utile più di tanto farla "lavorare" insieme ai compagni, con i quali però riesce ad instaurare un rapporto sociale molto buono, Chiara gioca con loro e si diverte, anche se non è in grado di parlare riesce ad inserirsi in numerosi contesti.
Il secondo anno di asilo, si verificherà il cambiamento dell'insegnante il quale si rivelerà positivo in quanto Chiara inizierà un percorso di scolarizzazione adatto a lei che le consentirà di acquisire i primi strumenti didattici di base: colorare, tenere una matita in mano, impegnarsi nel "provare a fare qualcosa".
 In merito a questo "provare" vorrei sottolineare il concetto in quanto quando ho iniziato a lavorare con Chiara, una delle sue frasi ricorrenti e arrendevoli era :<<non sono capace>>, oppure:<<non lo posso fare>>; non ho mai capito se questa convinzione le venisse dal pensiero delle persone che intorno a lei non la consideravano "capace di fare" o da lei stessa, una cosa è certa: l'errore più grande che si può fare con bambini e ragazzi con "problemi cognitivi o fisici" è pensare che non ce la possano fare. 
In primis bisogna insegnargli e convincerli che sono in grado di fare tutto, magari con tempi più lunghi e con uno sforzo sicuramente superiore, ma possono farcela, la convinzione di ciò gli da già di per se delle potenzialità in più. 
Il secondo grande sforzo è fargli superare lo stato di pigrizia nel quale spesso versano, dovuto al fatto che non vengono educati "all'impegno" rivolto verso una qualsiasi attività, alcuni di loro non sono realmente in grado di impegnarsi per più di pochi minuti al giorno in determinate attività, ma molto spesso, almeno nel caso di Chiara la sua pigrizia nasceva dalla "non abitudine a fare".
Alla fine del secondo anno di asilo, dopo essere riusciti ad attuare un ottimo inserimento, verrà consigliato ai genitori di Chiara di cambiarle scuola e di rivolgersi ad una struttura pubblica in grado di far fronte alle sue difficoltà di apprendimento.
Inutile commentare se è vero che l'insegnante di sostegno non era presente nella struttura privata e altresì vero che la scuola pubblica per molti anni non ha avuto questa figura, tant'è vero che si chiedeva all'insegnante di svolgere corsi di specializzazione specifici mirati all'apprendimento dei metodi più consoni per bambini diversamente abili. 
Ricordo che mia madre, insegnante di scuola elementare, quando ero piccolo fece diversi corsi di questo tipo in modo da saper gestire e seguire ragazzi con difficoltà. In seguito venne istituita la figura dell'insegnante di sostegno che nel tempo venne stravolta completamente.
L'insegnante di sostegno veniva assegnata alla classe in cui erano presenti bambini con difficoltà ed il sostegno era rivolto all'intera classe, nel tempo però questa figura è diventata direttamente complementare all'insegnante verso l'alunno con difficoltà, ciò comporta che i ragazzi affetti da problematiche di qualsiasi tipo a cui viene assegnato un sostegno si ritrovano a lavorare per qualche ora a settimana con l'insegnante di sostegno, spesso le ore sono veramente poche e il resto della lezionequotidiana viene affidata al buon cuore dell'insegnante di turno...
Nel caso di Chiara, posso affermare tranquillamente che nella maggior parte dei casi la ragazza ha incontrato sin da piccola insegnanti impegnati seriamente nella voglia di farla progredire nel campo scolastico, ed altri che invece la lasciavano abbandonata a se stessa immersa nella noia più totale per ore e ore.

Durante questi due anni di asilo Chiara inizia ad essere seguita da due psic-terapeute una delle quali, era la dottoressa Masal.
le sedute con la dottoressa Masal si svolgevano due volte a settimana, e il lavoro della dottoressa veniva proseguito a casa dai genitori, secondo il metodo Doman dal nome del suo fondatore, Glenn Doman di Philadelphia, un metodo americano studiato negli U.S.A. atto a favorire il recupero dei bambini cerebrolesi.
La peculiarità di questa terapia, consiste nel fatto, che tutto viene svolto a casa del bambino, quindi nel suo ambiente familiare. La sua palestra, la ginnastica, l'istruzione, il tutto avviene all'interno delle mura domestiche, ed il programma sotto stretta e continua sorveglianza degli esperti americani, viene svolto dalla stessa famiglia, con l'aiuto di amici, parenti, e comuni volontari che offrono qualche ora del loro tempo libero per mettersi a disposizione del bambino.
 La casa di Chiara veniva tempestata di cartelli e cartellini sui quali era scritto in stampatello con caratteri grandi  il nome di ogni oggetto che doveva essere ripetuto alla bimba nell'arco del giornata, allo stesso modo le venivano fatte svolgere attività di psico-motricità da una specialista inviata da una struttura pubblica di Roma "il Don Guanella". 
Chiara aveva paura di ogni cosa, un cappuccio in testa una persona che l'afferrava alle spalle suoni forti ogni cosa la spaventava  tramite il gioco ed una brava operatrice, riuscì a superare molte ansie e paure, ma lo scoglio più grande quello che la conduceva all'autismo era sempre in agguato, il duro compito di "lavorare" in quaesta direzione era della dottoressa Masal e ...della mamma di Chiara.

Francesca mi ha raccontato varie volte della duplice esperienza di Chiara:
essere tenuta ferma dalla madre mentre la dottoressa la poneva da dietro le mani  sulle spalle, cosa che la bimba odiava senza alcun motivo, iniziando ad urlare, inoltre la madre aveva il compito di effettuare l'abbraccio che contiene, tutti i giorni in casa con la bimba.
L'abbraccio che contiene consisteva nel far sedere la bimba sulle gambe della madre, tenerla per le spalle ed obbligarla a guardarla in volto esortandola a parlare, la bimba si divincolava e rifiutava di alzare lo sguardo, per diversi minuti la cosa si svolgeva in questo modo, tra tentativi di "evasione" ed "obbligo" all'accettare l'incontro dello sguardo della madre, e poche parole, la seduta si concludeva tra stilli e urla con le lacrime di ambedue "le fanciulle", Chiara e la mia amica Francesca ne uscivano stremate, ma sembra che proprio questo tipo di attività legata ad altre abbia aiutato la piccola ad aprirsi al mondo ed affrontarlo senza grandi paure...anche se di ostacoli da superare ce ne sono stati a bizzeffe...


                                     

                                Come un fiore si apre lentamente ai raggi del mattino
                                    tu piano piano lentamente ti sei lasciata andare
                                             aprendoti al mondo e alla vita
                                                 allontanando le paure,
                                         hai incontrato i sorrisi della gente
                               cogliendo il calore dell'abbraccio come un dono
                                               e non una costrizione
                                       viso verso viso, occhi negli occhi
                                           sono nate le prime parole
                                            dall'amore di una madre.
                                     
Mara Mencarelli 2012
                                            

6 commenti:

  1. E' stata dura sia per lei che per la sua famiglia.

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  2. Sono troppo coinvolta nell'argomento per commentare senza lasciarmi andare in un lungo commento che potrebbe sembrare un comizio e non me la sentirei neanche. Vorrei solo precisare che dall'autismo non si guarisce. Si migliora, alcuni diventano autonomi (soprattutto se non ci sono deficit cognitivi e relazionali gravi) ma non dall'autismo non ci si libera, purtroppo. Mi sembra doveroso sottolinearlo.
    Ciao!

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  3. So bene cosa sia l'autismo...nel caso si questa bimba e di molti altri ragazzi l'autismo era la conseguenza di un 'altra patologia cosa molto frequente in cui tendono a "scivolare" i ragazzi con ritardo cognitivo...eo altre forme di handicap, nel caso specifico non era l'autismo in questione la patologia primaria... non so, forse non hai letto il post precedente... dove è spiegato bene.
    Ogni patologia ha i suoi gradi i suoi livelli e la possibilità di intervenire con Chiara c'è stata credimi...io l'ho conosciuta che aveva 7 anni non ne era ancora fuori del tutto ma oggi a vent'anni è una ragazzona bionda alta più di me che sono 1.70 legge scrive fa i conti ama cantare e ballare...è comunque molto sensibile e dolcissima presenta un certo grado di ritardo in alcune cose mentre per altre secondo me no!
    non conosco "il tuo caso" e non posso pronunciarmi ovviamente...Però ti chiedo per favore Letizia di non togliere la speranza a chi potrebbe avere, come Chiara, una possibilità. Ci sono casi disperati lo so...Tra le molte cose era stato detto ai geniori che non avrebbe mai imparato a leggere...invece non è stato così fortunatamente.
    Lascio la mia mail (maraoya21@gmail.com) se vuoi ...un bcione

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  4. che bella terapia questa dell'abbraccio...
    un grosso in bocca al lupo a chiara e alla tua amica francesca
    monica c.

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V. B. lw

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